Nuove Prospettive di Screening

Di Manuela Berlingeri

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che hanno una base neurobiologica e che interessano lo sviluppo delle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Gli alunni con DSA sono tutelati dalla Legge 170 del 8 ottobre 2010 che riconosce all’interno di questa categoria diagnostica la dislessia, la disortografia, la discalculia e la disgrafia. Le difficoltà sono specifiche per una o più delle abilità strumentali di lettura, scrittura e calcolo pur in presenza di un quoziente intellettivo nella norma e in assenza di deficit sensoriali o neurologici. Le linee guida per la gestione dei DSA pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità il 20 gennaio del 2022 includono un capitolo intero relativo alla diagnosi di questi disturbi nella popolazione multilingue. Infatti, quando ci troviamo di fronte a bambini bilingui o Minority Language Children (MLC), la diagnosi diventa una sfida complessa. Le linee guida del 2022 suggeriscono con forza la necessità di cautela nella diagnosi in contesti di multilinguismo. Il rischio principale, infatti, è quello del “misdiagnosis”.

Ad esempio, nei bambini MLC è necessario poter disambiguare difficoltà di lettura di origine neurobiologica da una difficoltà di lettura che deriva da un’esperienza linguistica più complessa (multilinguismo) in cui non necessariamente la lingua maggioritaria (l’italiano) è utilizzata in contesti extra-scolastici e famigliari.

Come evidenziato in precedenti lavori svolti all’Università di Urbino, i bambini MLC presentano un’esposizione e un uso della lingua della famiglia di origine e dell’italiano estremamente eterogenei1. In questi casi, dunque, le prestazioni nei classici test di lettura standardizzati in italiano possono essere influenzate da fattori ambientali e linguistici, rendendo i test classici poco attendibili. Inoltre, spesso i test disponibili per la lingua italiana sono stati tarati e standardizzati su una popolazione monolingue italiana, rendendo non adeguata la loro somministrazione a bambini MLC.

Alla luce di queste considerazioni, emerge l’urgenza di sviluppare strumenti di screening che siano:

  1. Reading-free: Ovvero che non richiedano l’atto della lettura (spesso influenzato dalla scolarizzazione e dal vocabolario), ma che indaghino i prerequisiti neurocognitivi (memoria di lavoro visuo-spaziale, velocità di elaborazione, funzioni esecutive).
  2. Culture-fair: Strumenti che riducano al minimo l’impatto della cultura e della lingua di appartenenza.

L’obiettivo è identificare precocemente i bambini a rischio senza la necessità di far leggere nessuno, né i bambini monolingui né i bambini MLC. Questo approccio permette un intervento tempestivo e “giusto”, garantendo equità clinica e supportando il processo di alfabetizzazione prima che le lacune diventino troppo marcate.

Abbiamo già fatto tanto su questo tema negli ultimi anni.

Qui trovi gli articoli scientifici pubblicati dal gruppo dell’Università di Urbino e del Centro di Neuropsicologia Clinica dell’Età Evolutiva di AST PU, con la collaborazione dell’Università Milano-Bicocca su questo tema:

  • Desiré Carioti, Silvia Stefanelli, Ambra Giorgi, Marta Franca Masia, Giulia Del Pivo, Milena Del Monte, Simona Travellini, Antonella Marcelli, Maria Teresa Guasti, Mirta Vernice, Manuela Berlingeri (2024). The Daily Linguistic Practice Interview: A new instrument to assess language use and experience in minority language children and their effect on reading skills. Ampersand, Volume 12, 2024, 100166, SSN 2215-0390, https://doi.org/10.1016/j.amper.2024.100166.
  • Carioti D, Stucchi NA, Toneatto C, Masia MF, Del Monte M, Stefanelli S, Travellini S, Marcelli A, Tettamanti M, Vernice M, Guasti MT, Berlingeri M. (2023). The ReadFree tool for the identification of poor readers: a validation study based on a machine learning approach in monolingual and minority-language children. Ann Dyslexia. 2023 Oct;73(3):356-392. doi: 10.1007/s11881-023-00287-3
  • Carioti, D., Stucchi, N., Toneatto, C., Masia, M. F., Broccoli, M., Carbonari, S., … & Berlingeri, M. (2022). Rapid Automatized Naming as a Universal Marker of Developmental Dyslexia in Italian Monolingual and Minority-Language Children. Frontiers in psychology – DOI: 10.3389/fpsyg.2022.783775;
  • Carioti, D., Masia, M. F., Travellini, S., & Berlingeri, M. (2021). Orthographic depth and developmental dyslexia: a meta-analytic study. Annals of Dyslexia, 1-40. DOI: 10.1007/s11881-021-00226-0;

Il progetto PRIN 2022 FreeDD ci ha dato la possibilità di raffinare la batteria ReadFree e di effettuare una seconda validazione clinica su un ampio campione di bambini di seconda primaria.

La novità del progetto sta proprio nella tempistica, la valutazione in seconda primaria ci permette di collocare la batteria ReadFree tra i possibili strumenti di screening da lasciare alle scuole per l’identificazione dei bambini a rischio di disturbi di lettura, indipendentemente da quale sia il back-ground linguistico/culturale del bambino stesso.

Inoltre, tutti i partecipanti allo studio Free-DD sono stati seguiti longitudinalmente per un anno, i dati longitudinali permetteranno di studiare le traiettorie di sviluppo e di comprendere, quali tra i marcatori cognitivi inseriti nella batteria è in grado di predire meglio l’insorgenza di un disturbo di lettura in terza primaria. Alla batteria è stato aggiunto un compito di Serial Reaction Time basato sul fenomeno dell’implicit learning, ovvero sulla capacità di estrapolare regolarità statistiche dall’ambiente che ci circonda. Secondo la nostra ipotesi, questa competenza, unitamente alla capacità di Denominazione Rapida Automatica (RAN), alla capacità di controllo del comportamento e alle abilità di discriminazione fonologica (misurata con un nuovo test creato ad-hoc per questo studio) sono alla base dello sviluppo di un sistema di lettura efficiente.

Il modello predittivo per identificare i marcatori cognitivi in grado di distinguere “buoni lettori” da “cattivi lettori” sarà sviluppato con tecniche di machine learning e di classificazione sui dati raccolti in seconda primaria e i suoi risultati saranno applicati ai dati di un campione di bambini MLC proprio per riuscire a identificare, anche in questa popolazione, bambini a rischio di disturbo di lettura senza necessità di fare leggere nessuno in italiano.